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Gabriele Lavia firma la regia di Pagliacci al Teatro Regio di Torino

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Gabriele Lavia firma la regia di Pagliacci al Teatro Regio di Torino
Gabriele Lavia firma la regia di Pagliacci al Teatro Regio di Torino
Gabriele Lavia firma la regia di Pagliacci al Teatro Regio di Torino

TORINO. 4 GEN. Un grande regista per una grande opera, Pagliacci di Leoncavallo, che per questo nuovo allestimento al Teatro Regio di Torino, vede la firma di Gabriele Lavia. L’opera, in programma da Mercoledì 11 Gennaio fino a Domenica 22 Gennaio 2017, manifesto del Verismo italiano, ad oggi è a 125 anni dalla prima assoluta.

Leoncavallo agì sull’onda d’urto provocata dalla Cavalleria rusticana di Mascagni, e ne rinnovò il caldo successo abbandonando definitivamente i soggetti pseudo-wagneriani in cui s’era impaniato fino ad allora. Leoncavallo scrisse da sé il libretto; così al Verismo italiano, dopo l’esordio “concreto” di Cavalleria, venne fornito con Pagliacci anche un autentico “manifesto” di pensiero, convogliato nel prologo a sipario chiuso in cui viene specificato e illustrato il valore realistico dell’azione che seguirà. Si tratta di «uno squarcio di vita» ispirato al vero, in cui sono coinvolti «uomini di carne e d’ossa, Nel conflitto della storia che tutti conosciamo, si infiltra la “poetica del brutto”, che dalla produzione di Victor Hugo era entrata nell’opera italiana attraverso la mediazione del Rigoletto; serpeggiano suggestioni della Carmen di Bizet. Lo stile che indietreggia a ricalcare minuetti e gavotte settecenteschi,arriva poi  a sovrapporsi in un intreccio grottesco ed enigmatico al rinnovato prepotere di una scrittura drammatica, primo frutto del recupero delle “maschere” nel teatro non solo operistico del Novecento.

La regia di Gabriele Lavia sceglie un orientamento che mira al cuore della poetica verista, coniugando nella messinscena realtà e naturalismo. L’ambientazione è quella di una periferia italiana del secondo dopoguerra, con forti richiami estetici al Neorealismo cinematografico. « Leoncavallo ha costruito qualcosa di filosofico. – dice Lavia E tutto è detto nel Prologo, in cui Tonio entra discretamente chiedendo permesso, dicendo due volte: “Si può?” il che non è un dettaglio. Leoncavallo ci mette sull’avviso che sta per iniziare qualcosa che trascende il mero fatto di cronaca».

Sul podio Nicola Luisotti, Direttore musicale della San Francisco Opera, nonché uno dei direttori d’orchestra italiani più apprezzati a livello mondiale, mentre nel ruolo della protagonista si altrnano i soprani Erika Grimaldi e Davinia Rodríguez, artiste ideali nel rendere la linea vocale di Nedda. Il tenore Fabio Sartori interpreta Canio. Roberto Frontali, celeberrimo baritono romano con più di trent’anni di carriera, interpreta Tonio. L’artista è uno dei pochi al giorno d’oggi capace, con la sua grandissima esperienza, di interpretare nel migliore dei modi quei momenti di grande tensione drammatica che sono la cifra stilistica di Leoncavallo. Completano il cast: il tenore Juan José de León (Peppe) e il baritono Andrzej Filończyk (Silvio). Nelle otto recite dell’opera, dall’11 al 22 gennaio, si alternano ai ruoli dei protagonisti – il 12, 14 e 18 gennaio – Kristian Benedikt in quelli di Canio e Gabriele Viviani come Tonio. Il nuovo allestimento vede scene, costumi e video firmati da Paolo Ventura, le luci sono di Andrea Anfossi. Il Coro del Teatro Regio e il Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” sono istruiti da Claudio Fenoglio.

FRANCESCA CAMPONERO

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